Abbiamo avuto il piacere di parlare con Luciano, ThatBootedOne, recentemente eletto Mister Leather Italia.
Dietro il titolo c’è una persona curiosa, empatica e profondamente legata alla propria comunità. Luciano parla del leather non soltanto come estetica o fetish, ma come uno spazio di appartenenza, espressione e crescita personale. Un luogo nel quale sentirsi liberi di essere sé stessi, ma anche una realtà che richiede rispetto, ascolto, consenso e responsabilità.
Il suo percorso è iniziato circa vent’anni fa, durante un’esperienza lavorativa in Finlandia, ed è cresciuto lentamente attraverso incontri, sperimentazione e scoperta personale. Oggi Luciano vuole utilizzare il proprio titolo per creare connessioni, rendere la cultura leather più comprensibile e aiutare chi si avvicina per la prima volta a sentirsi meno solo o intimidito.
Quello che emerge dalle sue parole è un approccio aperto e umano. Luciano non cerca di presentare la community come un mondo perfetto o uniforme, ma come una casa con molte stanze: fatta di persone, identità, corpi, generazioni ed esperienze differenti.
In questa intervista parliamo del suo rapporto con il leather, della passione per stivali e rubber, del valore dell’abbigliamento e dei rituali, ma anche di inclusione, educazione, visibilità e dialogo tra generazioni. Affrontiamo inoltre il tema dei poppers e dell’importanza di parlarne apertamente, senza stigma e con informazioni responsabili.
Conosciamo meglio Luciano e scopriamo quale idea di community vuole rappresentare come Mister Leather Italia 2026.
Una casa con molte stanze
D: Per chi ancora non ti conosce: chi è Luciano, dentro e fuori dal mondo leather?
R: Sono @ThatBootedOne, vivo a Roma e ho iniziato a esplorare il mondo kinky e fetish circa vent’anni fa. Sono una persona curiosa, empatica e molto legata ai valori della community leather e fetish.
Fuori dalla scena lavoro nel marketing e ho una grande passione per i viaggi, la comunicazione e le persone. Nel mondo leather cerco invece di condividere quello che ho imparato durante il mio percorso, soprattutto con chi si avvicina alla community per la prima volta.
Il leather è la mia casa, ma è una casa con molte stanze. Ho una forte passione per gli stivali, dagli anfibi militari ai ranger, che considero un’estensione naturale dell’estetica leather. Ultimamente sto esplorando con curiosità anche il mondo del rubber e le possibili contaminazioni tra questi due universi.
Un titolo come punto di partenza
D: Congratulazioni ancora per il titolo di Mister Leather Italia. Che cosa ha significato per te vincere, e come immagini il tuo ruolo nella community?
R: Vincere il titolo è stata un’esperienza unica, che va oltre il riconoscimento personale. Durante tutto il weekend dell’elezione ho sentito un calore e un sostegno molto forti da parte della community. È un’energia che porterò con me.
Für mich bedeutet dieser Titel vor allem Verantwortung. Ich sehe ihn nicht als Endpunkt, sondern als Ausgangspunkt und als Chance, der Community eine Stimme zu geben und sie in ihrer ganzen Vielfalt und Menschlichkeit sichtbar zu machen.
Vorrei contribuire a superare alcuni degli stereotipi che ancora circondano il mondo leather e mostrare che dietro l’estetica ci sono persone, relazioni, valori e storie diverse.
Mi piace pensare al mio ruolo come a quello di un ambasciatore che ascolta e crea connessioni. Non voglio rappresentare soltanto chi è già dentro la scena, ma anche costruire un ponte verso chi la osserva da fuori o si avvicina con curiosità e un po’ di timore.
D: Quando hai scoperto il mondo leather e fetish? C’è stato un momento in cui hai capito che faceva parte della tua identità?
R: È stata una scoperta graduale, iniziata circa vent’anni fa durante un’esperienza lavorativa in Finlandia. Lì ho avuto i primi contatti con una realtà che conoscevo poco e che mi ha incuriosito proprio perché era molto diversa da ciò a cui ero abituato.
All’inizio si trattava soprattutto di curiosità e sperimentazione. Ho fatto i primi try on con abbigliamento e accessori e ho iniziato a capire che determinati codici, estetiche e dinamiche non mi attiravano soltanto dal punto di vista visivo, ma risuonavano con una parte più profonda di me.
Il momento decisivo è arrivato quando ho trovato uno spazio nel quale non sentivo il bisogno di spiegarmi o giustificarmi. Mi sono sentito visto e accolto per quello che ero. È stato allora che ho capito che non si trattava di una fase o di un semplice interesse, ma di una parte reale e appagante della mia identità.
Oltre l’estetica: i valori della cultura leather
D: Che cosa rappresenta per te la cultura leather oggi, e quali valori consideri fondamentali?
R: La cultura leather è prima di tutto una comunità. È uno spazio nel quale le persone possono riconoscersi, incontrarsi e creare legami. Non è soltanto un’estetica o un insieme di codici visivi: è anche un linguaggio attraverso il quale si raccontano identità, esperienze e senso di appartenenza.
Per me è stata anche uno strumento di crescita personale. Mi ha permesso di esprimere parti di me che altrove sentivo di dover ridurre o filtrare.
Tra i valori fondamentali metterei al primo posto il consenso, inteso non soltanto come un sì o un no, ma come un dialogo continuo. A questo si aggiungono la fiducia, la responsabilità personale e la capacità di conoscere e comunicare i propri limiti.
Infine, considero essenziale la cura reciproca. Significa ascoltare, essere presenti e fare attenzione alle persone con cui condividiamo spazi ed esperienze. Quando questi valori vengono rispettati, la community può diventare una vera rete di supporto.
D: Molte persone vedono il fetish solo dall’esterno, magari con curiosità o pregiudizio. Qual è l’aspetto più frainteso del mondo leather?
R: Il fraintendimento principale è pensare che sia soltanto qualcosa di provocatorio, superficiale o perverso. In realtà, la cultura leather ha una storia, dei codici e una forte dimensione comunitaria.
Da fuori si parla molto dell’immagine e poco del lato umano: delle amicizie, del supporto e delle relazioni che possono nascere all’interno della scena. Non è necessariamente un ambiente freddo o distante. Al contrario, spesso richiede una comunicazione molto chiara e una grande attenzione alla fiducia e al rispetto.
Un altro errore è immaginare il leather come un mondo uniforme. Al suo interno esistono persone, corpi, identità, preferenze e percorsi molto diversi. Ridurre tutto a un unico stereotipo significa perderne gran parte della ricchezza.
D: Quanto sono importanti visibilità, accettazione e inclusione negli spazi leather e fetish, soprattutto per chi si avvicina per la prima volta?
R: Sono fondamentali, perché la prima esperienza può influenzare profondamente il modo in cui una persona percepisce la community.
Chi si avvicina per la prima volta lo fa spesso con curiosità, ma anche con una certa vulnerabilità. Trovare un ambiente rispettoso e non giudicante permette di osservare, fare domande e capire con calma come si desidera partecipare, senza sentirsi obbligati a dimostrare qualcosa.
L’inclusione riguarda anche la capacità di rappresentare la diversità che esiste già all’interno della scena: età, corpi, identità ed esperienze differenti. Vedere questa varietà aiuta le persone a riconoscersi e a capire che non esiste un solo modo di vivere il leather o il fetish.
Abbigliamento come identità e comunicazione
D: Nel mondo leather, abbigliamento, accessori e ritualità hanno spesso un valore molto forte. Per te, che ruolo hanno?
R: Sono strumenti di espressione e comunicazione. Non riguardano soltanto l’estetica, ma possono raccontare identità, appartenenza e percorsi personali.
Una giacca, un paio di stivali o un accessorio legato all’Hanky Code possono comunicare qualcosa senza bisogno di parole. Esistono codici condivisi, ma ogni persona li interpreta e li combina in modo personale. È questo che rende l’abbigliamento leather vivo: c’è una tradizione, ma anche molta individualità.
Anche la ritualità ha un valore importante. Alcuni gesti e momenti creano un legame con la storia della community e con le persone che ne fanno parte. Non la vedo come qualcosa di rigido, ma come un modo per dare significato alle esperienze e celebrare il proprio percorso.
Poppers, informazione e responsabilità
D: Nel mondo fetish, poppers e sessualità sono spesso parte della conversazione. Secondo te, che ruolo hanno i poppers nella cultura gay, leather o fetish, e quanto è importante parlarne in modo aperto e responsabile?
R: I poppers fanno parte della realtà di alcuni contesti gay, leather e fetish, oltre che della dimensione personale di molte persone. Proprio per questo credo sia importante parlarne apertamente, senza stigma ma anche senza superficialità.
Informazione, attenzione alla salute e rispetto delle scelte individuali sono fondamentali. Parlare in modo responsabile significa anche riconoscere che possono esistere rischi, soprattutto quando mancano informazioni chiare o si agisce senza conoscere i propri limiti.
La community può avere un ruolo positivo creando spazi nei quali sia possibile fare domande e ricevere informazioni accessibili e non giudicanti.
Normalizzare il dialogo non significa banalizzare il tema, ma aiutare le persone a compiere scelte più informate.
Educazione, dialogo e nuove generazioni
D: Che cosa pensi manchi oggi alla scena leather o fetish, in termini di community, educazione o visibilità? E che cosa ti dà speranza per il futuro?
R: Credo che manchino ancora strumenti accessibili per chi vuole conoscere la cultura leather e non sa da dove iniziare. Codici, simboli e dinamiche possono sembrare complessi, soprattutto quando vengono dati per scontati da chi frequenta la scena da molti anni.
Sarebbe utile creare più occasioni di confronto, workshop, contenuti informativi e forme di mentorship. Non per stabilire regole rigide, ma per fornire punti di riferimento e trasmettere la storia della community.
Un altro tema importante è il dialogo tra generazioni. Chi vive la scena da tempo porta esperienza, memoria e conoscenza. Chi arriva oggi porta nuovi linguaggi, sensibilità e domande. Mettere in comunicazione queste prospettive può evitare sia la perdita della memoria storica sia il rischio di restare legati a modelli che non rappresentano più tutti.
Mi dà speranza vedere sempre più persone disposte ad ascoltare, mettersi in discussione e lavorare per una scena più aperta. Credo che il futuro del leather dipenda proprio dalla capacità di evolversi senza perdere le proprie radici.
D: Che consiglio daresti a una persona curiosa che vuole avvicinarsi al mondo leather ma ha ancora paura di esplorarlo?
R: Direi di prendersi il proprio tempo, osservare e informarsi senza pressione. Partecipare a un evento pubblico o a un momento sociale può essere un primo passo semplice per conoscere l’ambiente senza sentirsi obbligati a fare qualcosa.
È normale sentirsi intimiditi da codici, abbigliamento o dinamiche che all’inizio sembrano molto definite. Non bisogna però capire tutto immediatamente né adeguarsi a un modello prestabilito.
Consiglierei anche di parlare con le persone, fare domande e ascoltare esperienze diverse. Il modo migliore per superare molti timori è scoprire il lato umano della community.
Soprattutto, bisogna ricordare che non esiste un unico modo corretto di vivere il leather. Ognuno può trovare il proprio spazio e procedere secondo i propri tempi, restando fedele a sé stesso.
Costruire il futuro della community
D: Dopo questo titolo, quali sono i tuoi obiettivi o desideri per il futuro? Dove possono seguirti le persone che vogliono conoscere meglio il tuo percorso?
R: Vorrei contribuire a rendere la cultura leather più visibile e comprensibile, sia all’interno sia all’esterno della community. Mi piacerebbe lavorare su progetti di sensibilizzazione, informazione e dialogo, mostrando non soltanto l’estetica, ma anche i valori, le relazioni e il senso di appartenenza che caratterizzano questo mondo.
Desidero inoltre sostenere chi è all’inizio del proprio percorso, offrendo punti di riferimento e contribuendo alla creazione di ambienti accoglienti. Anche condividere un’esperienza o rispondere a una domanda può fare la differenza per qualcuno che non sa ancora come avvicinarsi.
Chi vuole seguirmi può trovarmi sui social come @ThatBootedOne. Lì condivido il mio percorso, gli eventi e le iniziative legate alla community, cercando anche di aprire conversazioni e offrire uno sguardo trasparente su questo mondo.
Conclusione: Una voce aperta e consapevole per la community leather
Luciano rappresenta una visione del leather fondata sull’appartenenza, ma anche sulla responsabilità. Nelle sue risposte torna spesso l’importanza di ascoltare, creare connessioni e rendere la community più accessibile a chi ancora la conosce soltanto dall’esterno.
Il suo messaggio è chiaro: il leather non è solamente ciò che si indossa o ciò che gli altri vedono. È una cultura costruita attraverso relazioni, fiducia, consenso, memoria e libertà di espressione. È anche uno spazio che continua a evolversi grazie al confronto tra esperienze, identità e generazioni differenti.
Abbiamo particolarmente apprezzato il suo impegno verso l’educazione e l’informazione. Sono valori che condividiamo profondamente anche noi di Poppers-Online. Crediamo che parlare apertamente di fetish, sessualità e poppers sia essenziale per combattere lo stigma, ridurre la disinformazione e aiutare le persone a compiere scelte più consapevoli.
Informare non significa giudicare o dire alle persone come vivere il proprio piacere. Significa offrire conoscenze chiare, creare spazio per domande sincere e mettere sempre al centro il benessere, il rispetto e la responsabilità personale.
Ringraziamo Luciano per aver condiviso con noi il suo percorso, i suoi valori e la sua idea di community. Gli auguriamo un anno ricco di incontri, progetti e nuove connessioni come Mister Leather Italia.
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